Quanti di voi sono andati al cinema a vedere Interstellar questo mese?
A quanto si dice, molti!

Ero partita prevenuta. Non a causa dell’argomento (da sempre amante di tutto ciò che è stellare), nè del regista o degli attori.
Ma del fatto che potesse essere il solito film pieno di effetti speciali e basta. Senza una trama che resti dentro allo spettatore. La solita americanata, insomma.

Invece, sono state quasi tre ore nelle quali, tutti in sala, abbiamo vissuto un’esperienza che va oltre il film.
Abbiamo avuto un possibile assaggio di ciò che, molto probabilmente, ci aspetterà in un futuro nemmeno tanto lontano: una Terra non più ospitale e gentile con noi. Un pianeta che abbiamo distrutto e un genere umano che cercherà di tirare a campare con quel che gli rimane.
Non so se capiterà presto o tardi, e se avremo mai i mezzi e la tecnologia per andarcene a vivere su un altro pianeta.
Ma fa male pensarci.

Nolan ha saputo magistralmente creare una trama che si sviluppa piano piano e che vedrà sciogliere tutti i nodi solo alla fine.
Un film di fantascienza umano. Dove gli effetti speciali sono accompagnati, mano nella mano, dai sentimenti dei protagonisti.
Un film che strizza l’occhio alla fantascienza che fu. Kubrick e la sua Odissea nello spazio su tutti.

Quel che mi ha fatto più amare Interstellar è stata l’attenzione ai particolari. Su Gravity gli errori e le gaffe si sprecavano, sintomo di un’eccessiva meticolosità messa più negli effetti speciali (che, si, sono fruttati premi e riconoscimenti. Ma solo quelli) che nella trama, a volte a dir poco urtosa e inverosimile (cito solo i rumori delle esplosioni nello spazio e la Sandra Bullock che, atterrata finalmente sulla terra, si alza spavaldamente in piedi, noncurante dei problemi con la gravità terrestre o dello stesso fisico umano, a causa del troppo tempo trascorso a gravità zero).

Non che Interstellar sia stato verosimile. Ma credibile si. Spiegato, scientificamente possibile un giorno.
Pochi errori, passabili: il wormhole non esiste (per quanto ne sappiamo), non si può attraversare un buco nero (oggi non possiamo senza morire all’istante) nè credere abitabile un pianeta a lui vicino (ancora, per quanto ne sappaimo).

Sono uscita dalla sala col cuore pieno. E a distanza di giorni ancora ci penso.
E’ questo che un film dovrebbe lasciare.

Interstellar


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